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Per Facebook il famoso David di Michelangelo è un “nudo offensivo”?

Lo so, sembra incredibile. Ma questa è una storia vera, personale, realmente accaduta.

In Apartments Florence (www.apartmentsflorence.it), società per la quale lavoro, riceviamo stamani un’email da Facebook dal titolo:

È stata rimossa l’approvazione di alcune delle tue inserzioni attive

Nel corpo di testo dice:

Dopo un controllo più approfondito abbiamo rimosso l’approvazione delle tue inserzioni. Abbiamo esaminato alcune delle tue inserzioni con maggiore attenzione e abbiamo stabilito che non rispettano le nostre normative pubblicitarie. Queste inserzioni non saranno più attive finché non le modificherai rendendole conformi alla normativa.

Pubblichiamo vari annunci a pagamento su Facebook, parlando di Firenze e dei nostri appartamenti, ma non mi risulta nessun contenuto che violi in alcun modo le regole di Facebook.

Perciò vado subito a vedere di quali inserzioni si tratta, e non capisco. Faccio la richiesta di “Ulteriore Verifica”, una sorta di processo d’appello.

Mi rispondono così:

banning_fb

 

La tua inserzione non è stata approvata in quanto la relativa immagine non rispetta la nostra normativa sui prodotti per adulti. Non consentiamo la pubblicazione di inserzioni che mostrano immagini/video di nudo (ad es. schemi medici, meme, tatuaggi sul seno/sui glutei di una persona, interventi di chirurgia al seno, nudo a scopo artistico, allattamento dove è visibile il capezzolo). Tali inserzioni generano reazioni negative negli utenti, pertanto non le tolleriamo assolutamente.
Questa decisione è insindacabile e potremmo non rispondere a ulteriori domande su questa inserzione.

Allegano uno screenshot dell’elemento incriminato: è l’immagine dell’inserzione.
Guardiamo l’immagine postata, e proviamo a indovinare cosa Facebook ha ritenuto non conforme perché ritenuto “un nudo che genera reazioni negative negli utenti”: non si vedono altri elementi ipotizzabili, se non le statue nude sullo sfondo, dove campeggia il famoso David di Michelangelo in Piazza della Signoria a Firenze.

No, dai, non può essere! Eppure… non ci sono altri elementi dubbi, nessuno scollo, nessun intervento al seno, nessun allattamento. L’unico elemento di nudità è… la statua di Michelangelo!

Incredibile ma vero: Facebook non ammette il David di Michelangelo!

#rivestiamoilDavid

Nota: siamo in un’era di algoritmi. E’ ipotizzabile che il primo livello di verifica avvenga con meccanismi automatici che possono prendere fischi per fiaschi. Ma la richiesta di ulteriore verifica è singolarmente evasa, e c’è da credere che avvenga con un intervento manuale, umano. Quindi un umano, seguendo le policy di Facebook, ha ritenuto che la statua del David, e quella accanto ad essa, fossero un nudo in grado di generare reazioni negative negli utenti. Dove andremo a finire? 😦

Nota2: Si può assumere che il David, come una qualunque statua che ritrae un soggetto nudo, sia un esempio di “nudo artistico”, e dunque Facebook in base alla sua policy lo rigetta… ma qui non stiamo parlando di una fotografia con una modella svestita, stiamo parlando di arte e di bellezza, uno dei massimi esempi mondiali di arte e bellezza. Il nudo non c’entra nulla. Facebook dovrebbe educare all’arte e alla bellezza, non fare di tutta l’erba un fascio.

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Stampanti 3D: futuro sicuro o flop? cambieranno le regole del mercato e della nostra vita?

Sono alcune settimane che un mio amico continua a insistere: investiamo sulle stampanti 3D, compriamo una stampante 3D, guarda che le stampanti 3D sono il futuro dietro l’angolo. Mi manda link di offerte (Con 1.500 Euro te la porti a casa!), mi mostra che le cartucce di plastica si trovano facile e i prezzi sono alti (sui 60 Euro + Iva) ma si abbasseranno presto. Se ne parla, tra il serio e il faceto, e io nicchio… Dico che sono scettico, dico che secondo me rimarranno prodotti dedicati ad una clientela specializzata, perché difficilmente li vedo tra dieci anni nelle case di tutte le famiglie, come una qualunque stampante, pc, tablet o altro oggetto tecnologico.

Ma forse mi sto sbagliando. Me ne rendo conto giorno dopo giorno. Vedo un proliferare di affermazioni, post, ricerche, notizie relative allo sviluppo —> alle opportunità —> ai rischi che le stampanti 3D stanno facendo scaturire.

A titolo esemplificativo ma non esaustivo:

  • Stampanti 3D come armi di creazione di massa: qui.
  • Giuseppe Tripoli, del ministero dello Sviluppo Economico, sostiene che le stampanti 3D sono una grande opportunità per le PMI italiane: qui.

Voi che ne pensate?
Davvero tra pochi anni avremo tutti in casa una stampante 3D (allo stesso modo in cui tutti abbiamo un pc e una stampante a fogli di carta)?
Davvero tutti potremo clonare qualsiasi oggetto, in barba al copyright, al diritto d’autore? e allora via! altro che tarocchi, tutti potremo avere una borsa di Louis-Vuitton clonata uguale all’originale senza bisogno di passare neanche dal vu’ cumprà in centro.

Sarà la nuova rivoluzione industriale o la fine di qualsiasi mercato di produzione delle merci?

Una parola è poco, due sono troppe. Figurarsi 140 caratteri.

Sottotitolo: L’importanza di una Social Media Policy per una società di calcio professionistico.

Adesso parlerò di Balotelli. Ma in realtà non mi interessa parlare di Balotelli. E’ solo che ho letto la storia dell’ultimo tweet di Balotelli e mi ha scaturito questa riflessione che già avevo in testa da un po’. E che non si applica solo a Balotelli, ma a tutti i calciatori. Anzi direi che non si applica nemmeno solo al calcio, ma a qualsiasi sport. Insomma, che io parli di Balotelli è solo un caso, quindi non facciamo commenti su di lui ma sulla questione in sé.

Source: Reuters.com

Ordunque, sabato sera c’era il Milan contro il Genoa. Il Diavolo non riesce ad andare oltre l’1-1. Criticatissimo Balotelli che sbaglia anche un rigore. Incredibile, proprio lui che fino al rigore parato da Reina qualche settimana fa non aveva mai sbagliato un calcio di rigore. Milan contestato, tifosi che asserragliano la squadra. Kakà fa da ambasciatore. Clima tesissimo, come conferma la Gazza qui.

Alle ore 5:11 del mattino, Balotelli pensa bene di mandare un tweet piuttosto enigmatico a tutti i suoi 1.575.824 followers:

Cosa si evince da questo tweet? La frase è quantomeno sibillina e passibile di mille interpretazioni dal momento che, caro Mario, sei un personaggio pubblico (che ti piaccia o no) e che il tuo lavoro (=la tua squadra di calcio) non sta passando un bel periodo, e tu ne sei protagonista nel bene e nel male. Ma al di là delle interpretazioni possibili che chiunque può fare, c’è un dato di fatto oggettivo e inequivocabile: il suddetto dipendente, stipendiato dalla società, pagato per essere un professionista, alle ore 5 del mattino era sveglio e vegeto.

Il tweet di riparazione successivo è quasi peggio del peccato originario, perché è come la toppa che vuol coprire il buco ma riesce solo ad enfatizzarlo ancora di più. Oltretutto è una toppa troppo criptica per dipanare ogni ragionevole dubbio:

Naturalmente a questo punto cosa succede? Si scatenano voci incontrollate sul perché e il percome di questo tweet… Mario è depresso? Mario lascia il Milan? Mario lascia il calcio? Mario non dorme è distrutto dal dolore? Mario non tirerà più i rigori? Perché Mario è ancora sveglio alle 5 di notte? Mario sta bene sta male? Vedere i commenti per credere: qui e qui.

Ora, perché ho citato questa storiella? Perché è da un po’ di tempo che ci penso: il mondo dello sport (giornalisti e tifosi) ama leggere famelicamente i tweet – e più in generale i post condivisi sui social media (in primis Facebook e Twitter) –  dei giocatori. Questi esprimono liberamente i loro pensieri sui social, e questo è bello, consente un contatto più umano e diretto, meno filtrato, con il tuo idolo sportivo. Ma dal punto di vista aziendale mi sembra un’ingenuità assoluta!

Una società di calcio è un’azienda. In alcuni casi è addirittura quotata in borsa. Ha dei dipendenti, posti di lavoro, un indotto economico. Macina soldi, li fa girare. E in ultimo, vende sogni ai tifosi. E’ importante che mantenga controllo e attenzione sulla comunicazione che filtra all’esterno. Non a caso, le interviste sulle testate giornalistiche da parte dei propri tesserati sono concesse solo dietro esplicito consenso (o almeno così dovrebbe essere). Sono controllate, autorizzate, pianificate. Se un calciatore rilascia un’intervista non autorizzata, di solito viene multato dalla società. E allora, perché invece questa attenzione, questo controllo non viene effettuato sulle esternazioni che i tesserati fanno sui canali social?

Sarà mica che le società (calcistiche, sportive in genere) ancora non hanno capito che i social network sono canali pubblici di comunicazione e informazione? Sarà mica che queste aziende sono rimaste all’idea che il giornalismo si fa solo alla vecchia maniera sulla Rosea cartacea, mentre i Facebook e i Twitter sono solo dei canaletti con cui quei ragazzacci milionari possono divertirsi a chiacchierare con la gente?

Io penso che lasciare totale libertà ai giocatori di dire quello che gli pare su Facebook, su Twitter e sui social media in genere sia un potenziale rischio di immagine per ogni società sportiva, che dovrebbe invece tutelarsi con una corretta Social Media Policy da far firmare ai propri tesserati. Una qualche specie di linee guida o di decalogo o di termini&condizioni per condizionare l’utilizzo dei social network da parte dei propri “dipendenti”.

Possibile che nessuna società sportiva (pensiamo alle società di calcio di serie A) c’abbia ancora pensato? c’abbia mai provato quantomeno? Possibile che il Milan – il club più titolato al mondo 😉 – non abbia pensato di imporre dei paletti all’uso personale dei social media da parte dei propri calciatori?

Basterebbe poco… Alcune scuole di pensiero potrebbero essere:
– proibire qualsiasi uso dei social media ai calciatori
oppure
– consentire l’uso dei social media ai calciatori, ma solo per argomenti extra-calcio
oppure
– consentire l’uso dei social media ai calciatori, su qualsiasi argomento purché non sia lesivo degli interessi del club e del valore del tesserato (da stabilire con esattezza ambiti e casistiche di applicazione, con esempi e case histories)

Insomma, occorre una maggiore cultura dell’utilizzo dei social media da parte delle società sportive e dei propri tesserati, che sono a tutti gli effetti personaggi pubblici, rappresentanti di interessi aziendali, economici, sportivi, umani

Mario Balotelli può anche fare quello che vuole alle 5 del mattino, basta non gridarlo impunemente ai quattro venti su Twitter.

Gli esordienti ci provano con il self publishing. Alla faccia degli editori tradizionali. Vedi il caso dell’ebook BALCANI di Alessio Parretti.

Sono sempre di più i giovani scrittori (o anche meno giovani, diciamo esordienti; o anche non necessariamente esordienti; insomma togliamo l’aggettivo)…

Sono sempre di più gli scrittori che ci provano con il self-publishing, ovvero si lanciano nella pubblicazione del proprio romanzo, evitando i canali editoriali tradizionali (che sono una giungla, solitamente con percentuali di commissione molto alte) e tuffandosi nel magico mondo degli e-book (con o senza trattino).

Il mercato degli e-book in Italia rappresenta ancora una quota marginale dell’industria della lettura, ma ci si prova, sperando di farsi notare e magari, chissà, se Dio volesse, avere successo come fanno in America quelli tipo John Locke (cercate su Google per capirne di più – magari escludete i risultati legati alla serie tv LOST che non c’azzecca nulla).

E’ il caso di un romanzo molto denso dal titolo BALCANI, che in queste settimane si sta facendo notare anche grazie ad una capillare social media strategy.

Image

Ecco le informazioni di base, attinte dal comunicato stampa che circola in rete:

 

“Balcani”: la guerra a Sarajevo per l’esordio letterario di Alessio Parretti

È disponibile online “Balcani”, romanzo d’esordio di Alessio Parretti che, in versione cartacea e eBook, ha scelto Internet come propria unica libreria. La guerra in Ex Jugoslavia, uno studente volontario nella resistenza bosniaca, un racconto diventato romanzo per volere della Web community.

Romanzo di fiction, ma basato su racconti di soldati che la guerra l’hanno vissuta in prima persona, oltre che su un lavoro di documentazione capillare (tra cui il dossier dell’Associazione per i popoli minacciati Sezione Bosnia Erzegovina), Balcani è l’esordio letterario di Alessio Parretti, disponibile online nella doppia veste cartacea e eBook.

L’opera ci conduce in una guerra che, tra il ’91 e il ’95, a due passi dall’Italia, ha lasciato profonde cicatrici nella più orientale delle penisole mediterranee europee. A scortarci alle porte dell’assediata Sarajevo è Amir Osmanovic, ventenne studente d’ingegneria che si unisce volontariamente alla resistenza bosniaca, i cui appunti sparsi si alternano ai pensieri scritti dei caporali Parisi, Capasso e D’Amato.

Nato come racconto pubblicato su un blog letterario, Balcani si è presto trasformato in romanzo per volere del web che, commentandolo, riteneva che “una storia del genere non dovesse rimanere chiusa in un cassetto”. E così, il debutto letterario di Alessio Parretti ha deciso di fare di Internet la propria libreria. Infatti non lo troverete sui comuni scaffali “reali” di un negozio, ma su quelli “virtuali” di piattaforme Internet che promuovono il self publishing. Prima fra tutte ilmiolibro.it, ma anche Ibs.it, Amazon.com, laFeltrinelli.it, Bookrepublic.it, Unilibro.it e Libreriauniversitaria.it. Disponibile in doppia versione: cartacea (€ 10,00) e eBook (€ 3,00).

“Il mio nome è Amir Osmanovic, e sono nato a Sarajevo ventitré anni fa. Le pagine che seguono sono il mio diario, il resoconto della mia vita da quando i miliziani hanno circondato la città fino a oggi. Adesso, rileggendo quanto scritto, mi accorgo che non sempre la lucidità ha accompagnato la mia penna, e mi affido alla comprensione di chi recupererà queste memorie. Ho scritto le ultime pagine con l’urgenza di nasconderle e sopravviverle. Perciò, chiunque voi siate, consegnate tutto alle autorità bosniache. Per quanto possa apparirvi delirante, quello che segue (con nomi e fatti) non è altro che la verità, e leggendo comprenderete quanto il vostro intervento possa dimostrarsi utile. Se invece fate parte di quei nazionalisti, allora so già che queste pagine andranno in cenere, perciò vi auguro di seguirle presto.”

L’autore

Alessio Parretti nasce nel 1975 a Firenze, dove vive e lavora come operaio. Avido lettore fin da giovanissimo e appassionato di generi letterari tra loro diversissimi, ha scritto svariate poesie e racconti. Balcani è il suo romanzo d’esordio. A breve in uscita anche la sua seconda produzione romanzesca, Più crudeli del destino.

Per info:

email: balcani.ilromanzo@gmail.com

sito web: balcaniilromanzo.wordpress.com

Fb: www.facebook.com/balcani.ilromanzo

Twitter: twitter.com/Balcaniromanzo

Trovare lavoro grazie ad un’App tutta Made in Italy? Ci pensa Facearound. APPerò! ;-)

Ricordate Facearound? I più attenti dei miei 25 lettori 😉 si rammenteranno dei miei precedenti post a riguardo: qui e qui.

E…

…mentre Facearound risulta al 1° posto tra le nuove app più richieste su Apple Store nella sezione Social Network

…mentre l’app si rinnova nella grafica e nella navigazione dopo i primi mesi di pre-lancio, sia nella versione iOs su Apple Store, sia nella versione su Facebook

…mentre l’app sarà disponibile anche su Google Play verso la fine di Novembre (così anche gli utenti Android potranno facearoundare in giro 🙂 )

Mentra accade tutto questo, Facearound diventa talmente social che ha deciso di selezionare tra i suoi utenti più social 3 collaboratori che lavoreranno per 3 mesi da remoto. E’ l’iniziativa Collabora con noi.

Di che si tratta? E’ una sorta di social-recruiting tra gli utenti per individuare 3 nuovi “collaboratori” ogni 3 mesi. Si premierà chi fa più recensioni e ha più amici Facearound.

Sulla Pagina Facebook di Facearound c’è un TAB apposito con tutte le informazioni per candidarsi e le condizioni utili per essere selezionati: https://www.facebook.com/facearound/app_375490579201890

Naturalmente, condizione imprescindibile: essere un Facearounder ed essere molto 2.0! 😉

Amici, se siete alla ricerca di nuovi progetti, vale la pena di provarci! Lavorare da remoto in piena autonomia per monitorare e moderare le recensioni degli utenti… Sounds good. Sounds Facearound! 😉 Passaparola ad amici interessati… come Perlana!

Hai un’attività, un locale? Puoi promuoverlo con Facebook grazie a FACEAROUND!

Come ricordavo in questo articolo, ho avuto la possibilità di conoscere in anteprima la nuova app Facearound. Oramai non possiamo più parlare di anteprima, molti utenti hanno già provato e scaricato l’app (se non l’hai fatto, la trovi sull’Apple Store e presto sarà anche sugli store Android). Non tornerò sugli stessi discorsi del precedente articolo. Vorrei però precisare un aspetto che mi è stato chiesto anche con messaggi diretti sui social network, in part. Twitter. Ovvero: i vantaggi per i proprietari di locali, di attività, di negozi.

*Promuovi il tuo locale con Facearound*
Hai un locale notturno, un bar, un ristorante, un pub, una discoteca? Facearound ti dà l’opportunità di promuovere la tua attività in maniera semplice e divertente!

Perché Facearound dovrebbe interessarti?
Facearound è un’applicazione basata sull’immenso database di Facebook. Questo significa che:

1- accedi tramite Facebook;

2- trovi le attività commerciali (e non) che hanno una fan page;

3- tutti gli utenti di Facebook che trascorrono ore e ore su Facebook possono trovarti rapidamente;

4- tutti gli utenti di Facebook possono recensirti;

5- tutti gli amici degli utenti di Facebook che sono passati dalle tue parti, sapranno cosa i loro amici pensano di te.

Se preferisci guardare un VIDEO, eccolo qua:

.

Quali sono i vantaggi indiscutibili di Facearound per i proprietari di locali?

– Rivolgersi a un bacino di utenti potenzialmente enorme, quello di FB

Tracciabilità delle recensioni lasciate perché sono gli utenti di FB

– Con i deal si mette in evidenza il proprio esercizio commerciale guadagnando i primi posti nell’elenco di esercizi commerciali nella zona dell’utente, con marker distinti dagli altri.

– È un mezzo ulteriore di far pubblicità alla propria azienda che si distingue dagli altri perché l’utente trova l’esercizio e non lo deve cercare (come avviene ad esempio per TripAdvisor).

Proponi la tua offerta
Abbiamo citato la parola deal. Ebbene sì: le offerte, i deal, le promozioni sono il fulcro di Facearound. Registrandoti al servizio, avrai infatti la possibilità di dire a tutti che “Ehi! Da me spendi meno!”.
Così lasci che la gente ti trovi grazie alle offerte e alle recensioni dei tuoi clienti più fedeli ;). Dai un’occhiata alla pagina dedicata ai local business – http://facearound.com/aziende.html, ti iscrivi e proponi subito i tuoi deal. Facearound è gratis fino a dicembre e da gennaio in poi costerà pochissimo (dai 3 ai 5 auro al mese).

Stai ancora pensando se iscriverti o meno? Nel frattempo, leggi cosa dicono di Facearound. Non voglio suggerirti io le fonti più interessanti, puoi scegliere da solo andando su Google e digitando “faceround” tra virgolette 😉

Cosa c’è da fare nei dintorni? Te lo dice FACEAROUND, la nuova App tutta Made in Italy

Gli amici di Business Competence mi hanno contattato alcune settimane fa per sottopormi una nuova app a cui stavano lavorando. Lusingato da cotanta stima :-), ho accettato di buon grado e ho potuto testare in anteprima il sito e la app di Facearound.

*Cos’è Facearound?*


Facearound è la nuova applicazione multipiattaforma di ricerca geolocale completamente integrata in Facebook. La neo-nata guida personale virtuale 100% social trova casa su web all’indirizzo www.facearound.com e www.facebook.com/facearound ed è disponibile su tutti i dispositivi mobili con piattaforme iOS, Android, Windows Phone, BlackBerry.

Facearound si affaccia sul mercato con opportunità mirate sia dal punto di vista delle ricerche degli utenti, sia sotto il profilo business di visibilità per gestori di esercizi commerciali o attività varie.

Al centro del suo sistema vi è l’enorme bacino di contatti Facebook – arrivati quest’anno a 21 milioni – e la filosofia di condivisione tra amici, fattori che si traducono in una piattaforma realmente social, flessibile e affidabile, proprio per la  tracciabilità dei suoi contatti.

 

*Come funziona?*

Il funzionamento dell’App è molto semplice: è sufficiente segnalare la propria posizione geografica da smartphone o PC direttamente dal proprio profilo Facebook senza la necessità di ulteriori registrazioni.

Si può cercare qualsiasi tipologia di luogo o attività, senza limiti di categorie predefinite. E i risultati vengono letteralmente incontro all’utente, evidenziati in automatico sulla mappa e suddivisi per categorie distinte cromaticamente: i classici esercizi muniti di “fanpage” di Facebook, i “luoghi” dove gli Amici si sono semplicemente registrati o ancora i “deal” cioè le promozioni rivolte in esclusiva agli utenti Facearound dai gestori di locali.
Il software di Facearound è in grado di selezionare le recensioni più adatte e di ordinarle, con un sistema dinamico, in base al giudizio degli utenti-amici, alla vicinanza, al tipo di attività. Ma non solo: novità decisamente user friendly, le recensioni possono essere condivise direttamente sulla propria pagina Facebook.

 

*Quali opportunità business per le aziende?*

Sul fronte business, proprio in considerazione della sterminata estensione del database di riferimento – in costante aggiornamento da parte degli utenti stessi dell’App e per la fisiologica crescita di Facebook –  Facearound offre grandi potenzialità come strumento alternativo e mirato di visibilità e diffusione.

Grazie ad un innovativo software di advertising e a un pannello di gestione semplicissimo, le promozioni (deal) sono aggiornabili in piena autonomia da chi sottoscrive il servizio, che le potrà modificare a piacimento e integrare con fotografie. I deal fanno scalare le aziende “inserzioniste” ai primi posti nell’elenco di esercizi della zona di riferimento dell’utente e si rendono visibili sulla mappa con marker colorati e numerati. In pratica, le offerte balzano all’occhio dell’utente senza dover essere cercate.

Il servizio di deal su misura Facearound è testabile gratuitamente sino alla fine del 2012. Successivamente sarà disponibile su abbonamento trimestrale, semestrale o annuale, a partire da 3 fino a 5 euro al mese.

 

*Dove trovo l’Applicazione per il mio smartphone?*

La piattaforma Facearound sarà disponibile su App store (iPhone, iPad etc.) da questo fine settimana; sullo store di Android sarà rilasciata a seguire.

Per provare subito l’applicazione via web, clicca qui: http://app.facearound.com/

Puoi seguire la Pagina Facebook ufficiale www.facebook.com/facearound, ricchissima di spiegazioni, aggiornamenti, news e tips.

Inoltre, puoi visitare il sito e lasciare il tuo feedback.

 

Ringrazio ancora una volta gli amici di Business Competence che mi hanno permesso di testare in anteprima il sito e la app. Ritengo che sia uno strumento molto utile e ben fatto, con ottime potenzialità. C’è da dire che il mercato delle app geolocalizzate è combattivo e pieno di competitor, ma questa app ha i numeri per imporsi come strumento efficace. Ai posteri dotati di smartphone l’ardua sentenza… 😉

A Firenze le Torri hanno il naso…

…e così una sera camminando per il Lungarno scopri che alla Torre di San Niccolò è spuntato il NASO

Foto di Luca Becattini http://instagr.am/p/L3xJDVtjOj/

Sogno o son desto? No no, è tutto vero… perché al mattino il naso è ancora lì!!

Foto di Mauro Sani www.maurosani.it

Chi è il GENIO che ha fatto tutto ciò? E’ un parto del grandissimo CLET, l’artista di origini francesi che a Firenze si può ammirare quando meno te l’aspetti con i suoi cartelli stradali rivisitati…

Inventane ancora, CLET!!!

La coppia creativa sono in quattro. Più il consumatore.

Qualche giorno fa sono stato contattato da Alessandro di Now Available sulla mia pagina Comunicare 2.0. Mi è stato chiesto se avevo piacere di leggere l’ultimo libro di Emanuele Nenna “La coppia creativa sono in quattro“. Io ho accettato volentierissimo, già l’avevo visto tra le nuove uscite ed entro breve contavo di prendermelo. Dunque, sì! Ricevuto e letto!

Premessa poco importante e del tutto superficiale. Sfortunata la citazione della prefazione di Mark Tungate che compare in copertina:

Emanuele non è sopravvissuto al terremoto. E’ stato a leggere le linee sul sismografo e si è sempre mosso di conseguenza.
M. Tungate.

La metafora è chiara e calzante, ma (purtroppo) involontariamente e tristemente inadatta in questo periodo, in cui i terremoti fanno davvero paura. Naturalmente al momento della pubblicazione i terremoti in Emilia erano qualcosa di imponderabile. Ma forse varrebbe sempre la pena evitare questo tipo di metafore, non si sa mai.

Detto questo, che – ripeto – è solo una trascurabile considerazione che mi sento di fare a vista d’occhio leggendo la copertina, devo dire che il libro mi è piaciuto moltissimo. Godibile e interessante, se ti interessano i libri che parlano di pubblicità e del lavoro nelle agenzie di pubblicità.

La tesi di Emanuele Nenna è semplice e – come tutte le cose semplici – innegabilmente vera: a sessant’anni dalle teorizzazioni di Bill Bernbach sulla coppia creativa che lavora fianco a fianco, oggi la coppia creativa non basta più. Non ha più senso parlarne. Perché sono cambiati i mezzi, sono cambiati i consumatori (sì, chiamiamoli consumatori, chiamiamoli target, chiamiamoli così, sono d’accordo). E non è più solo una questione di adeguare il copy e l’art ai nuovi media, come avvenne con la radio e poi con la televisione. Si tratta di reinventare uno schema, una struttura.

Mi sono piaciuti molti dei concetti espressi. Ne cito uno, che sottoscrivo appieno:

Come mai i grandi creativi hanno sempre, nel tempo, accettato di buon grado di imparare nuove tecniche e nuovi linguaggi per seguire con la loro creatività l’evoluzione dei tempi, e quando è arrivato internet si sono invece ritirati lasciando che fosse una nuova tipologia di professionisti a occuparsene [ndr le web agency]? Come mai non  hanno voluto considerare lo scenario web (e oggi tutto il digitale) come qualcosa che offrisse loro nuove opportunità ed hanno piuttosto provato a ignorarne la portata finché hanno potuto, salvo poi tardivamente correre a comprare competenze all’esterno, attingendo da quelli che nel frattempo erano diventati altri mondi?

Forse è stata la paura di confrontarsi con dei mezzi e dei linguaggi che comportavano un cambiamento radicale di prospettiva nel rapporto tra chi parla e chi riceve. La possibilità di interagire. La possibilità di rispondere. Forse finalmente il lavoro dei pubblicitari sarebbe stato sottoposto al giudizio e alla valutazione d’efficacia da parte dei fruitori (o consumatori o target). Forse si temeva di perdere il controllo e il potere. Forse.

Emanuele Nenna in questo libro analizza cosa è successo nel panorama del lavoro pubblicitario fino ad oggi. E poi lancia la sua proposta:

– l’art director diventa il nuovo art director

– il copywriter diventa l’idea writer

Ed ecco le due nuove figure + una:

– l’attention planner

– il digital creative planner

E… rullo di tamburi… il “creative consumer“, di cui ho parlato anche in questo post.

Come in ogni recensione che si rispetti (anche se questa di fatto non è una recensione quanto piuttosto un’opinione), non vi svelerò il finale. 🙂 Non voglio rivelare i connotati specifici di ciascuno di questi nuovi ruoli. Lascio che li scopriate da soli, leggendo il libro.
Emanuele ne parla con dovizia di particolari e con un piglio da illuminato, con tanto di case history reali nelle quali provare ad immaginare il concreto contributo al processo creativo da parte di ciascun protagonista.

Io mi sono ritrovato in parte nell’Idea Writer (il mio background da copy), in parte nell’Attention Planner ma forse più di tutti nel Digital Creative Planner, la figura più strategico-creativa di tutti. Alessandro mi ha chiarito che tuttora in Now Available non esistono candidati ufficiali per i nuovi ruoli, in particolare per l’Attention Planner che è il creativo nuovo per eccellenza. Che faccio, mi candido? 😉

Tanti complimenti a Now Available e a Emanuele Nenna per la lucida proiezione di questa teoria del caos organizzato tipico della produzione creativa in un’agenzia pubblicitaria.

Un solo sospetto: è un modello sostenibile? Oggigiorno i budget vengono ridotti, si cerca sempre più di stupire spendendo poco, usando mezzi alternativi con grandi idee a basso costo. Sarà possibile per un’agenzia stipendiare non più due, bensi quattro (più uno…) professionisti? Anche nel libro viene ricordato: oggi impera il paradosso di clienti che vogliono sempre di più dalle agenzie, con richieste di strategie ad ampio raggio, multicanale, ma il budget viene sempre più ristretto. Voglio di più, ma spendo meno. E se il budget media può essere compresso, non bisogna fare altrettanto con il costo d’agenzia. Altrimenti addio creatività… (#nofreejobs siempre!)

Quattro (più uno) is megl che uan, e anche meglio che two. Ma costano di più?

Premio in palio: la retribuzione minima di incoraggiamento (!!!) – #nofreejobs siempre!

Tatiana @lascribacchina segnala sul suo account twitter una proposta di lavoro (indecente) che mi ha fatto sbellicare dalle risate, oltreché indignare:

Incollo qui i tratti salienti dell’offerta di lavoro. Per senso di igiene oscuro i nomi. Da qui potete comunque leggere l’intero annuncio.

Il noto portale fondato nel 2010 di informazione, moda, make up, benessere e life style http://www.[…%5D.it è alla ricerca in tutta Italia di nuovi collaboratori, blogger e articolisti per la redazione di contenuti. Richiesta una buona capacità di scrittura e autonomia a lavorare da casa propria. Richiesti inoltre un minimo di 4 articoli a settimana.

Al momento non è prevista una retribuzione, entrerete però a far parte di una piattaforma dove i vostri articoli avranno una visibilità garantita nei motori di ricerca. Di solito gli articoli del blog escono in prima pagina con i termini di ricerca giusti, quindi i vostri contenuti riceveranno oltre 1.000 visite mensili e pubblicità dai social media. Senza contare l’ottima esperienza e crescita professionale a cui potrete puntare.

E fin qui, purtroppo, non sarebbe niente di nuovo sotto il sole. Ma eccoci al capolavoro:

Ogni mese l’utente migliore che avrà scritto il maggior numero di articoli e che inoltre saranno i più letti e i più interessanti riceverà una retribuzione minima, ma di incoraggiamento.

Ecco la nuova frontiera dello sfruttamento: mettiamo in palio la retribuzione minima, sì, ma di incoraggiamento!

Lavori come un matto (minimo 4 articoli la settimana), poi ogni mese estraiamo l’utente migliore in base ad un misterioso algoritmo che prevede le seguenti variabili: maggior numero di articoli, che siano anche i più letti e i più interessanti (parametro qualitativo di dubbia elaborazione).

Only the brave!

Venghino, siori, venghino… accorrete numerosi! Il circo è arrivato in città!

— — — — — — —

Sempre bene ricordare:

#nofreejobs

Il caso #nofreejobs: http://www.wikiculture.net/2011/11/15/no-free-jobs-come-tutto-ebbe-inizio/

Tutto ebbe inizio da questo post: http://www.wikiculture.net/2011/11/08/caro-blogger-ti-pago-20-euro-al-mese-e-tu-mi-scrivi-40-pezzi/